microphone1Talvolta alcuni concetti vengono più agevolmente compresi se proposti in forma di intervista.
Di fronte a un’intervista il lettore, prima di voltare pagina (anche digitale!) si sofferma sempre un attimo in più rispetto a un qualunque articolo o documento.
Perché la composizione grafica della conversazione facilita la lettura: il lettore capisce subito quali sono le domande e quali le risposte.
Perché le interviste si fanno sempre leggere, magari per una sola domanda, in quanto risulta difficile saltarle completamente poiché incuriosiscono il lettore.
Perché l’intervista si può assaggiare a piccoli pezzi, all’inizio o alla fine o al centro, senza avere l’obbligo di scorrerla nella sua interezza per comprendere i contenuti del messaggio.
Si pongono domande a chi possiede una competenza, un sapere scientifico o tecnico, e le risposte mediate dalla traduzione in linguaggio comune diventano accessibili al pubblico, che viene a conoscere le intenzioni, le ispirazioni, le motivazioni dell’intervistato.
È questo il senso dei due seguenti interventi.


Prima intervista (del 2011) a Domenico Mazza, progettista e fondatore della DOMA -Domaudio

Domanda: DOMA è una realtà relativamente nuova nel panorama High End. Com’è nata e con quali obiettivi?
Risposta: DOMA è nata dall’incontro di progettisti del settore elettronico e meccanico, nonché di appassionati di musica, che hanno unito le loro competenze per dar vita ad un desiderio: creare e produrre apparecchiature High End uniche al mondo.
Una grande spinta l’hanno data anche i numerosi appassionati che da sempre apprezzano le mie realizzazioni e hanno visto nella nascita della DOMA un momento importante: punto d’arrivo e di partenza per questa passione comune. Nel 1999, anno della fondazione, abbiamo posto le basi acquistando un edificio per realizzare la sala d’ascolto secondo la tecnica LEDE e un laboratorio per la ricerca e la produzione.

D.: Qual è la sua storia e il suo ruolo nella DOMA?
R.: Il desiderio di “dire la mia”, nel campo della riproduzione audio ad alto livello, l’ho sempre avuto. Ho iniziato a interessarmi all’Hi-Fi all’età di 12 anni, e da allora ho potuto realizzare tanti progetti grazie al fatto che non facevo in tempo a finirli che avevo già chi me li chiedeva. Ancora adesso è così.
Quindi ho sempre avuto la doppia soddisfazione nel crearli e nel vederli apprezzati da altri. In più con la loro vendita mi finanziavo nuovi e più ambiziosi progetti.
Terminati gli studi ho scelto un’altra mia passione che è quella dei motori. Lavorando nel reparto di ricerca e sviluppo di una grande azienda ho potuto utilizzare strumenti all’avanguardia e accumulare esperienze in molti settori che vanno dalla ricerca pura alla messa in produzione.
In DOMA ho lavorato a tutti i progetti attualmente in produzione.

D.: Progetti futuri?
R.: Ora sono impegnato nella ricerca di un sistema per identificare le distorsioni che seppure piccolissime sono responsabili della non correlazione tra impressioni d’ascolto e misure “classiche”. Queste, come altre attività, richiedono molti investimenti e sono “invisibili” al pubblico: però dopo si sentono…

D.: DOMA dà molta enfasi all’affidabilità e alla sicurezza delle proprie realizzazioni.
R.: Un’altra grande esperienza, in gioventù, l’ho fatta con le riparazioni: ho potuto conoscere a fondo numerose differenti apparecchiature audio e quindi imparare ciò che non si deve fare sia in fase di progettazione che di realizzazione di apparecchi elettroacustici.
Ritengo sia fondamentale, non solo nei riguardi del cliente ma anche per l’immagine di un’azienda, garantire la massima sicurezza e affidabilità. Ciò si traduce indubbiamente in un costo, ma esso viene ripagato se si ha come obiettivo la longevità del prodotto e dell’azienda stessa. Le apparecchiature DOMA sono progettate per durare e mantenere così il loro valore nel tempo.
Vorerei precisare che molti apparecchi attualmente presenti sul mercato si possono fregiare di un marchio storico conosciuto e apprezzato dal pubblico, anche se spesso non c’è più alcuna correlazione con esso, essendo venuti meno i progettisti e la stessa filosofia di progetto. Nel senso, DOMA vuole crearsi un’immagine di rilievo e conquistare la fiducia del pubblico: penso che per far questo sia necessario offrire prodotti veramente validi sotto ogni aspetto, per convincere all’acquisto gli appassionati di musica.

D.: Tra stato solido e valvole, avete scelto i primi.
R.: La motivazione principale è che non vogliamo seguire le mode per vendere. È possibile realizzare eccellenti apparecchi sia con una tecnologia che con l’altra; la scelta va fatta caso per caso. Lo stato solido è stato peraltro prescelto senza preclusioni di sorta: nel lettore “DOMA CD” abbiamo impiegato anche le valvole ottenendo risultati sonori superlativi.

D.: E a proposito dell’alimentazione a batteria?
R.: Gli accumulatori risolvono in un colpo solo molti problemi e, soprattutto, fanno la differenza sul suono. Sono occorsi anni di ricerche e di prove per arrivare a definire e ottimizzare un prodotto così innovativo: sul sito Domaudio si trovano alcuni approfondimenti riguardanti i vantaggi di questa soluzione. Aggiungo solo che un noto costruttore americano dichiara per il suo finale da 450 W su 8 Ohm un’energia di 1240 Joule (intesa come misura dell’energia accumulata nei condensatori elettrolitici dell’alimentazione dell’amplificatore): nel caso delle batterie di accumulatori presenti nell’integrato “Grido 100” si registra una riserva di energia di più di 80000 Joule (sì, ottantamila…).

D.: Quale tipo di batteria, pardon, accumulatore, viene utilizzato?
R.: Si tratta di accumulatori al piombo gel. Tali batterie sono del tipo con elettrolito gelatinoso che, a differenza delle batterie ermetiche a elettrolito liquido, sopportano una maggiore serie di cicli di “carica e scarica”, quindi una maggiore durata, anche con un uso intensivo. Inoltre l’elettrolito gel garantisce uniformità dell’elettrolito in tutto l’elemento. Ogni elemento è costituito da una piastra negativa con impasto in piombo spugnoso e griglia in lega di Pb-Sn-Ca, un separatore in microfibra di vetro, una piastra positiva con impasto poroso in biossido di piombo e di nuovo una griglia in lega.

D.: Ma, in tutta sincerità, quali sono i lati negativi dell’alimentazione a batteria?
R.: In primo luogo il peso, anche se poi a osservare bene anche i grossi trasformatori per un’alimentazione tradizionale non scherzano.
Poi, più che parlare di difetti direi che occorre parlare di alcune accortezze necessarie. È necessaria una precisazione tecnica. La vita attesa è di almeno 10 anni se si ha l’accortezza di non lasciarle mai scaricare completamente. Pertanto, in caso di stoccaggio per mesi vanno lasciate completamente cariche e non devono mai scaricarsi completamente (una cella si considera totalmente scarica quando ai suoi capi vi è una tensione inferiore a 1,7 V alla temperatura di 25 C° – che per 6 elementi corrisponde a 10,2 V-. È invece totalmente carica quando la tensione raggiunge i 2,3 V – che per 6 elementi corrisponde a 13,8 V-.
In pratica, un’apparecchiatura a batteria se non connessa costantemente alla rete deve essere ricaricata possibilmente ogni due mesi, per evitare che la sua capacità si riduca e la permanenza in questa condizione provochi un inizio di solfatazione. Quando la batteria si scarica sotto i 10 V, sulle piastre si forma solfato di piombo. Se il processo prosegue ancora si arriva, oltre ad una scarica totale, ad interrompere completamente l’attività elettrochimica. In queste condizioni la batteria diviene inutilizzabile e non potrà più essere ricaricata se non ad un livello molto inferiore alla sua capacità nominale. È questo il motivo per cui una batteria al piombo non deve essere mai completamente scaricata. Anche scariche parziali, se prolungate e ripetute nel tempo, danno origine allo stesso fenomeno, seppur più lentamente e con esiti meno evidenti.
L’amplificatore “Grido”, per come è stato concepito, è sempre acceso: l’unico modo per spegnerlo è togliere i due fusibili posti sul pannello posteriore.
Ai clienti degli amplificatori è richiesto di togliere i due fusibili posti sul pannello posteriore se si ha l’esigenza di lasciarlo scollegato dalla rete elettrica per più di una decina di ore per evitare di scaricare le batterie. In queste condizioni (cioè amplificatore spento perché scollegato dalle batterie e batterie non mantenute cariche dal carica batterie), le quattro batterie interne sono scollegate da qualsiasi circuito e si scaricano molto lentamente solo a causa di un’auto-scarica naturale che è funzione della temperatura: è più accelerata a temperatura alta e di molto rallentata a temperatura bassa.
In sostanza, il cliente utilizzatore che ha la necessità di lasciare l’apparecchio scollegato dalla rete elettrica per molto tempo dovrà togliere i fusibili posteriori per spegnere l’amplificatore, provvedendo a ricollegarlo alla presa di corrente per almeno tre giorni ogni due mesi al fine di ripristinare la carica completa delle batterie.

D.: Ma allora ogni dieci anni occorre cambiare le batterie?
R.: In linea di massima sì. Si consideri tuttavia che anche i condensatori elettrolitici impiegati in un’alimentazione tradizionale hanno una vita che dipende da vari fattori ma che non si discosta molto dai 10 – 20 anni. Non per niente nel caricabatterie, dove necessariamente occorrono i condensatori elettrolitici, DOMA prevede la verifica e la sostituzione periodica di tali condensatori in concomitanza con la sostituzione delle batterie.
Quindi, come si può vedere, non ci sono particolari svantaggi nell’uso delle batterie.
Per contro, il loro impiego consente di risolvere in modo radicale numerosi problemi connessi all’alimentazione, contribuendo in modo decisivo al raggiungimento dell’eccellenza nella riproduzione musicale da parte degli apparecchi DOMA.

D.: Cosa mi dice del segmento di mercato nel quale sono inseriti i prodotti DOMA?
R.: Sicuramente è molto impegnativo, oggi come ieri, creare prodotti a cui si richiedono altissime prestazioni. Sono necessari grandi investimenti nella ricerca, nella simulazione, nella realizzazione di prototipi, nelle prove strumentali e d’ascolto, fino allo studio del design e il grado di finiture.
Qui alla DOMA possiamo però godere di alcuni vantaggi strategici: la nostra produzione non è condizionata da tempistiche di rinnovo dei prodotti e da quantità di esemplari da realizzare al fine di assicurare la sopravvivenza dell’azienda. Non dobbiamo pertanto limare sui costi, influendo sulla qualità, e possiamo permetterci di approfondire, modificare e sperimentare nel tempo i nostri progetti, utilizzando sempre la migliore componentistica spesso fatta costruire appositamente su specifiche indicazioni.

D.: Oltre all’alimentazione a batteria quali sono le altre particolarità dell’integrato “Grido 100”?
R.: Utilizzando le batterie si è potuto fare a meno di usare i grossi condensatori elettrolitici: gli unici condensatori utilizzati sono a dielettrico “nobile”. Questo ha portato notevoli vantaggi sulla qualità del suono. In sostanza, anche in questo caso quello che si è cercato di fare è trovare la soluzione migliore.
Partendo dal delicato segnale, che entra nell’amplificatore e va al selettore degli ingressi e al potenziometro del volume, si è preferito utilizzare un collegamento “in aria” realizzato con cavi schermati, piuttosto che utilizzare le comode, ma nocive per il suono, piste di un circuito stampato.
Il tutto è poi racchiuso in un contenitore schermante in rame. Il contenitore esterno è, a sua volta, completamente in alluminio al fine di evitare ogni possibile accoppiamento con il flusso magnetico del trasformatore e si comporti – se fosse invece realizzato in lega ferrosa – come un suo “proseguimento”, inondando di campi elettromagnetici tutti i circuiti in esso contenuti.
Nel senso, il trasformatore è realizzato su specifiche DOMA per avere un flusso disperso, una temperatura e le vibrazioni il più basse possibili.
I componenti elettronici utilizzati sono stati inoltre considerati come componenti reali e non ideali. Mi spiego meglio: prendiamo come esempio un semplice resistore. Esso è caratterizzato da una propria resistenza e da una propria capacità di dissipazione, ma non bisogna fermarsi a queste considerazioni: vanno infatti considerate anche altre caratteristiche che, anche se meno evidenti, possono influire sul risultato sonoro finale soprattutto ad alta frequenza (in particolare la capacità e l’induttanza parassite).
Pertanto, solo considerando nel progetto tutti i fattori, anche i più piccoli, si può considerare a buon diritto di disporre di tutti i fattori per impostare il suono che si vuole ottenere.
A titolo di esempio, discorso analogo vale anche per i condensatori, i diodi, le piste del circuito stampato ecc..
Non per nulla, nella storica prova dell’amplificatore integrato “Grido 100” la rivista AUDIOreview (n. 275, gennaio 2007) riconosce l’elevatissima qualità costruttiva e il risultato sonoro finale “Siamo di fronte ad una vera e propria rivelazione che fa di DOMA e dei suoi amplificatori alimentati a batteria protagonisti assoluti dell’eccellenza nella riproduzione audio”.


Seconda intervista (anno 2014) a Domenico Mazza, progettista e fondatore di DOMA – Domaudio

Di prossima pubblicazione.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"
Torna su